Questo blog aveva bisogno di una nuova veste, un po' per stanchezza, un po' per il cambio di stagione, e un po' tanto per la nuova vita (un'altra) che si sta avvicinando...
Ho riletto casualmente il mio primo post di questo blog, che risale più o meno a un anno fa, e che mi ha fatto anche un po' sorridere. Ci ho ritrovato tutte le sensazioni che mi accompagnavano in quel momento, in cui ho deciso di lanciarmi anch'io nell'avventura: l'ingenuità, la timidezza e l'incertezza di un inizio.
Poi, fatalità, scorrendo tra i file del mio computer dove avevo annotato delle emozioni (un "pre-blog"?), ho ritrovato alcune righe che avevo scritto sempre intorno allo stesso periodo, ma un anno prima. E a proposito di incertezza e timidezza e molto altro...
"La mia vita è cambiata, in meglio. E’ cambiata in un modo faticoso se vogliamo, ma decisamente molto autentico. Profondo, lento, come la natura vuole, come è nei suoi ritmi. La fatica ci vorrà anche per assestare tutto quello che verrà nel modo migliore, nel rispetto di quella creatura meravigliosa e sorprendente che adesso vive con noi. Viola. Un nome che non riesco ancora a pronunciare, senza imbarazzo, senza sentirmi strana. Già, perché forse il sentirsi madre è una consapevolezza che cresce un po’ alla volta, come un po’ alla volta crescerò io, con lei in definitiva. Cresceremo tutte e due, per i nostri ruoli.
A volte la sento ancora molto estranea, strana, non riesco ad associare la mia gravidanza con la sua esistenza effettiva, qui e ora. Non so, è un senso di spaesamento e di essere estraneo quello che mi sta accadendo, a chi ho davanti. Non sembra così facile e naturale. Non è così automatico sentirsi madre di una creatura, che oltre tutto è stata nella mia pancia per 9 mesi".
Nella speranza - che speriamo non vana - di dare una svolta alla mia vita professionale, comincio a guardarmi intorno, sempre alla ricerca dei lavori "seri", quelli che ti fanno guadagnare una pagnotta e che ti danno la garanzia di un importo fisso al mese. E non è poco, per chi di fisso, ha anche un bel po' di spese. Così ho cominciato ad ampliare la mia ricerca, e a gettare ami anche nel settore full-time. Poi mi ritrovo come una scolaretta tutta emozionata ad aspettare lo squillo di qualche agenzia di selezione, e poi quello per il colloquio in azienda.
Mi dico che è ora - e anche ne ho bisogno - di avere un confronto con il mondo fuori, dopo essere stata arroccata per sette lunghi anni nello stesso settore, nello stesso ufficio ecc... Giusto per prendermi le misure - e solo l'esterno lo può fare in questi casi - e capire cosa c'è in giro. Magari mi re-innamoro del mio lavoro per reazione alle schifezze che ti propongono fuori. A parte i contratti che sono cambiati (ai miei tempi si assumeva con l'indeterminato, ora è una bestia inesistente), i lavori hanno perfino cambiato nome. Quando ho iniziato io (tipo 10 anni fa), mi hanno messa a fare il commerciale estero. Ieri mi propongono un "customer service". Ehh?? Praticamente è la stessa cosa. Ah OK.
Spiegazione a parte, mi propongono un contratto di 3 mesi (ma come lavorano questi delle agenzie??). Alla mia voce un po' perplessa, mi dicono che sentiranno comunque l'azienda. Seconda telefonata: il mio profilo interessa comunque all'azienda che vuole vedermi. Va bene, vediamoci.
E' sempre una palestra.
Riemergo da un mese terribile e bellissimo, in cui ho fatto nottate di lavoro, sbadigli fino alle lacrime e mal di pancia per la paura di non riuscire a consegnare in tempo. Il pensiero sempre fisso lì, che dopo le mie 8 ore di ufficio mi dovevo rituffare a testa bassa su opere e musica e non so cos'altro...perché dopo un po' la velocità mi ha quasi fatto perdere il filo del discorso, di quello che stavo traducendo. E così, con tutta l'incoscienza e l'ingenuità della "prima volta", mi sono trovata a passare un'intera nottata davanti al computer a riportare correzioni e controllare terminologia. Mi sono seduta alla scrivania alle 10 di sera, convinta che ne avrei avuto per un 2-3 ore e mi sono rialzata alle 7 della mattina. Buttata in doccia, colazione al volo, bacio al consorte ancora a letto ("Non sei venuta a dormire stanotte, vero?") e via per una fantastica giornata...sperando che nessuno dei colleghi mi chiedesse perché avevo i bulbi degli occhi attraversati da innumerevoli venuzze rosse :-)
Poi trovo anche il tempo, in auto, per chiedermi perché lo faccio (e lo so) e dove trovo l'energia (quello lo so un po' meno). L'unica cosa che mi dà da pensare è per quanto tempo dovrò restare in bilico tra due lavori, e tre vite, e mille desideri. Uno in particolare: avere più tempo per me. Che vuol anche dire fare quello che mi piace veramente. In una gestione più autonoma dei tempi.
Intanto mi sono messa di caccia grossa per un part-time, raro e ambito quanto l'oro.
Approfitto di un virus intestinale della mia bimba per prendermi un giorno di permesso dal lavoro. Per starle vicino, ovviamente. Non per riposare, altrettanto ovviamente. Soprattutto se nel decorso del “bacillus virulentus” è prevista assistenza full-time con asciugamani e teli e non so cos’altro nel tentativo di arginare i disastri. Così dopo una telefonata alle 11 di sera con la mamma di quartiere – che guarda caso è da una settimana che combatte anche lei la stessa guerra batteriologica – trovo un po’ di pace per scrivere un post e terminare (forse) il noiosissimo report che devo scrivere sullo stage fatto in agenzia di traduzioni. Coltivavo il segreto desiderio che nessuno me l’avrebbe mai chiesto, e invece no, è arrivata la mail “Si ricorda a tutti i partecipanti al Master che entro…” Oddio, entro…questa parola, che angoscia.
Angoscia un po’ più segreta quella che sentivo crescere quando mi sono immaginata di nuovo davanti a un computer a scrivere – dopo quanto tempo? – un due cartelle di, chiamiamola, composizione libera? A quando risale la mia ultima tesina, lavoro, ricerca, tesi dell’Università? Ehm, qui sta il punto. Oggi, in un momento di sonnellino (non il mio, anche se avrei voluto tanto), sono riuscita ad affrontare il “blocco” e a scrivere ben 4 (quattro) paragrafi in un’ora. Non è eccezionale??
Va bene che l’incipit è la parte più dura, va bene che scrivere col computer non è come scrivere con la penna, però…mi ha fatto riflettere.
Com’è il titolo di quel libro? “Scrivere: una fatica nera”…Se lo dice lui che se ne intende, io gli credo allora. Davvero tanto.
Dalla lista Biblit passando per Intramel, è arrivata la segnalazione della VI edizione del Corso in Traduzione letteraria organizzata da Herzog (Milano).
Ecco il link
http://www.herzog. it/milano_ traduzione06. asp
Stasera sorrido nel vedere quanto, alle volte, la (mia) mente umana sappia irrigidirsi su certe posizioni, e quanto tempo ci metta a cambiare direzione.
Ho speso energie e telefonate a due madrelingua per tradurre il termine "whip", semplicemente perché non avevo voluto considerare l'idea che, anche questa volta, poteva essere tradotto letteralmente, cioè con "frusta". Bastava guardare su Google, e mi sarei subito accorta che, sì, il concerto in sol maggiore di Ravel inizia con un colpo di frusta.
Vai tu a pensare a metafore, a note sferzanti, o chissà a quali strumenti antichi di inizio secolo (??).
Appena terminata un'altra prova di traduzione. Stasera me ne vado a letto più leggera e soprattutto più fatalista di prima, di quando prendevo tutto troppo sul serio e tutto faceva terribilmente male, anche i commenti di qualche incompetente o maleducato o codardo (che non si firmava neanche dopo aver lanciato le sue critiche senza possibilità di replica).
I NO precedenti mi sono serviti, utili a farmi rendere bene conto che là fuori c'è un "fritto misto" di persone, teste, comportamenti con i quali bisogna scendere a patti. In un modo o nell'altro. D'altra parte, penso, se mi rendo disponibile e chiedo a qualcuno che mi valuti, poi la minestra può essere...di tanti sapori 