venerdì, 13 febbraio 2009

Finché c'è lettore, c'è speranza

Quando si scrive bisogna pensare a chi stiamo parlando. Almeno così ho letto un po’ ovunque, soprattutto in ambito giornalistico dove se non c’è lettore, non esiste neanche il giornale e pertanto nemmeno il giornalista. Una storia, o qualsiasi tipo di comunicazione, non ha senso di esistere se non c’è un destinatario che ne fruisca. E da qui parte l’affermazione iniziale:  è necessario tenere conto di chi leggerà cosa stiamo scrivendo.

Di solito il problema è identificarlo. Personalmente trovo un aiuto in questa immagine: provo a pensare a un lettore concreto, preciso, anche uno singolo, magari una persona che conosco, e che si avvicini il più possibile alla tipologia di lettore finale.

Se penso al sito che sto tentando di mettere in piedi, mi spiego allora tutta la fatica e il tempo che ci sto mettendo. La piramide si rovescia all’improvviso, perché tutto quello che a me sembrava così importante – magari perché emotivamente per me lo è stato – e che quindi secondo i miei criteri dovrebbe essere raccontato, può diventare all’improvviso piccolo piccolo e insignificante. Magari anche da tralasciare.

Ho una mia idea sulla comunicazione web, e in particolare sui siti personali, come quello che vorrei costruire. Che nonostante abbiano molti “minus” – non puoi vantare esperienze ventennali o partner importanti – hanno la forza della tua personalità, che lo rende unico e, nei casi più fortunati, identificabile. Ecco, da questo spunto mi è venuta l’idea di voler creare una comunicazione che stia in bilico tra l’istituzionale – se il tuo lettore è un’azienda c’è poco da fare gli spiritosi o gli alternativi – e il “personale”.  Mettere se stessi in quello che si scrive, non solo in termini di scrittura propria ma anche in termini di lettura dei fatti (esperienze di lavoro o altro) che lasciano passare un pensiero dietro alla semplice descrizione di un vissuto.

Sono convinta che sia questo il valore aggiunto rispetto al noiosissimo curriculum, che in un due facciate dice gran poco di chi siamo.


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categorie: giochi
lunedì, 12 gennaio 2009

Confessione

Questo blog ha perso buona parte della sua natura da parecchio tempo ormai. Credo che l'unico fattore rimasto invariato sia solo la sua blogger. Anzi, a pensarci bene, non è più tanto la stessa nemmeno lei. Con il tempo, le vicissitudini, le scelte, le cose anche solo capitate - seppur importanti - è impossibile rimanere gli stessi. Partito da un desiderio di mantenere i contatti con colleghe di Master e da un progetto ambizioso di condividere le cose emotive e informative del mondo della traduzione, il blog si è poi ridotto e ridimensionato a un semplice diario di bordo che purtroppo, per come sono fatta, a volte si è rivelato controproducente perché mi ha portata ad "accartocciarmi" su me stessa.

Per non parlare del nome del blog: con armi e bagagli si parte, ma poi credo si avanzi con maggiore leggerezza, imparando a liberarsi dei pesi per arrivare a quello che veramente serve. All'inizio, appunto, mi sono armata, attrezzata, equipaggiata, forse anche appesantita.

E' tempo di ripartire. Il bagaglio sarà più leggero stavolta.

p.s. ho scritto con mia figlia che armeggiava nel cassetto e la TV che urlava al piano di sotto. Non so se quello che ho scritto segua un filo logico.


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categorie: momenti così
domenica, 11 gennaio 2009

Turn off the microphone

Prima giornata di Fiera. Ore 11.00. Annuncio al microfono di una giovane voce che legge - ovviamente - un testo scritto, preparato da qualcuno.

"Si informano i signori visitatori che tra pochi minuti avrà inizio la conferenza ... "

"We inform our visitors that in a few moments it's going to take place the Conference..."


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categorie: fiere, pubblico, cose dellaltro mondo
lunedì, 22 dicembre 2008

Se lo dice lui...


Bilancia (23 settembre - 22 ottobre)
"Ho visto un angelo nel marmo e ho scolpito fino a liberarlo", disse una volta Michelangelo. Lui non creava una statua, ma la liberava da tutto il marmo superfluo da cui era avvolta. Nel 2009 ti consiglio di provare il suo metodo. Avrai la possibilità di creare una cosa eccezionale – forse anche due – se riuscirai a eliminare con lo scalpello tutto il materiale inutile che nasconde la vera bellezza

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categorie:

Detto, fatto

Sto sfogliando, con un occhio più attento, un libro che avevo comperato la scorsa estate a Norwich, in una di quelle tante librerie dove si trovano quei tanti libri pratici, che danno dritte utili per la vita. In questo caso, How to get a job you'll love di John Lees, come si capisce dal titolo, si occupa di vita professionale.

Nell'ultimo capitolo - mi piace sempre cominciare dal fondo come se cercassi chi è l'assassino ancora prima di conoscere la storia - l'autore riporta a pagina piena un "Master Sheet", ovvero uno schema che possa alla fine dirci qualcosa di più su noi stessi e sulle nostre aspirazioni professionali.

Me lo sono ricostruito su un foglio A3 e, come una sorta di mappa mentale, ha rafforzato le mie convizioni - sarà per quello che l'ho trovato utile e piacevole? :-)

IL MIO AMBIENTE DI LAVORO IDEALE

LA FRASE RIASSUME LE MIE COMPETENZE E LE MIE ASPIRAZIONI

IL GENERE DI PERSONE CON LE QUALI LAVORO PIù VOLENTIERI

LE MIE OTTO QUALITA' MIGLIORI

I RISULTATI CHE VORREI RAGGIUNGERE GRAZIE ALLE MIE QUALITA'

I VALORI PERSONALI E ORGANIZZATIVI PIù IMPORTANTI PER ME

I LIMITI CHE DEVO E VOGLIO SUPERARE

I MIEI OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO PER IL PROSSIMO ANNO (n.d.b.: cade a fagiolo!)

GLI ARGOMENTI CHE PIù MI AFFASCINANO

SEI SETTORI DA APPROFONDIRE

Chiude riportando la citazione di un anonimo, che voglio condividere:

Job: what you do to support your vocation.


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categorie: riferimenti
sabato, 20 dicembre 2008

Voce alla passione

Mi piacciono le parole, mi piace il linguaggio, mi stupisce che sia opera dell’ingegno umano.

Dalle parole scaturiscono storie, generi, sentimenti.Le vorrei vedere scorrere libere, fluire, come i nostri pensieri, come in una danza.Non mi piace il modo rigido in cui le tratto. Mi sembra a volte di perseguitarle, invece che semplicemente cercarle. Ne vado a caccia con una metodicità che fiaccherebbe anche il più grande degli appassionati di parole.

Ti permettono di essere creativo entro un certo codice, di rielaborare senza tradire.

Sono tante e hanno tutte una storia. Si portano appresso la storia dei millenni e la storia della persona che in quel momento l’ha scelta. Sono animate per me. E fanno anche un gran lavoro. Per questo bisogna rispettarle, e non sceglierle così,a caso, prendendole a calci o buttandole alla rinfusa. Devono essere trattate bene. Allora loro sono capaci di regalarti musica, e altro ancora che va al di là di uno stretto codice di regole.

L’uso delle parole richiede tenacia, fatica, un gran lavoro. Non si può farsele amiche, almeno non credo, è come se io volessi diventare amica dell’altra parte di me.

Le parole ti pongono sempre domande davanti, sempre sfide, e tu sei costretto ogni volta ad una scelta, e quel che è peggio, una scelta approssimativa. Limitata, in qualche modo.

Basta col dare nomi alle parole. Basta con le parole sulle parole. E’ come mettere un mattone sopra un mattone. Le parole a volte mi risultano pesanti, come dei  mattoni appunto. A volte volano, a volte si piantano per terra, e non si vogliono schiodare. Tutta questione di testa. E’ la mia testa che a volte è capace di fluire libera, e a volte si impianta come un mulo e non vuole e non riesce, ovviamente, ad andare più avanti.

 

Forse come un giocoliere con le sue palle, bisognerebbe farle scorrere via veloci, senza volerle trattenere troppo in mano, altrimenti cominci a sentirne troppo il peso. E poi non si scollano più. O meglio, mi viene l’ansia e anche il gesto semplice di rilanciarle in aria diventa la cosa più difficile del mondo. Leggerezza ci vuole. Leggerezza. Come in tutto.

 


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categorie: momenti così
venerdì, 19 dicembre 2008

Cuore caldo

Ieri sera ci siamo ritrovate, con le aspiranti imprenditrici. E' stata una situazione strana, perché, lontane dalla frenesia e dallo stress dell'ufficio, ho riscoperto una sana solidarietà femminile. E soprattutto accompagnata da una buona dose di realismo, pragmatismo, entusiamo ma anche, sì, confusione e dubbi.

Devo dire che parlare e confrontarsi con altre donne alle prese con avventure e progetti professionali è un buon "combustibile" per l'anima. Ti riscalda, nei momenti in cui sento quel vento freddo delle paure o dei guadi. Anche parlare di problematiche che non coinvolgono direttamente il tuo progetto, aiuta a delineare meglio il tuo, a soffermarti e a considerare quello che prima era nebuloso. E pure fastidioso. Perché, diciamolo, quanto può essere frustrante la confusione perché si hanno troppe idee in testa, così tante da non riuscire a metterle in fila. E poi i dubbi sulle proprie capacità? I " ce la farò o non ce la farò"? Be', qui chiudiamo subito il capitolo, altrimenti mi ci vorrebbero altri dieci post.

Buone feste.

Buon inizio a tutte.


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categorie: prime esperienze
domenica, 30 novembre 2008

Comunicazione di servizio

Dopo la guida ai servizi di traduzione (http://www.aiti.org/guida_servizi_traduzione.html), è ora disponibile la versione per i servizi di interpretariato, sempre al sito nazionale di AITI http://www.aiti.org/guida_interpretazione.html

 


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categorie: riferimenti
lunedì, 17 novembre 2008

Animale notturno

Quando si è in "transizione", per diventare o fare qualcosaltro, la gestione del tempo subisce una scossa incredibile. Nel senso, che è solo tempo, lo si vive per quello che è e che offre nel momento, ma non viene in realtà gestito.

Almeno così sta accadendo a me, che passo i pomeriggi a fare passeggiate con gli ultimi raggi di sole, a prendere un caffé e studiare le vetrine delle edicole. Poi mi ritrovo la sera (la notte) a finire quel lavoro là, quella collaborazione che sì è piccola, sporadica, però ,chissà perché, ci tengo. La voglio fare bene.

E allora la vista si annebbia, le lancette corrono, però tutto è lieve. E si va a letto tranquilli. E si pensa a domani, che sarà un'altra giornata caotica, e magari si approfitterà di nuovo del computer e delle ore notturne per mettere in ordine le idee.

 


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categorie: momenti così
mercoledì, 12 novembre 2008

Buoni ascoltatori si nasce o ...

Ascoltare e saper ascoltare. In un mondo di comunicazione dove “comunicare” mi richiama più che altro un’azione a senso unico – e attivo, come il parlare e il rovesciare addosso migliaia di informazioni -, l’ascolto è un’azione (e direi una capacità o un dono innato per alcuni) per me quasi dimenticata o comunque sottovalutata. E capita che venga rinfrescata a più riprese quando si ha l’occasione di sentir parlare di comunicazione interpersonale. Un termine per me carico di pregiudizi – tutti miei – e che ho un po’ alla volta superato quando mi sono resa conto quanto un cattivo ascolto comprometta una corretta comunicazione. Affermazione banale, ma tanto vera quanto poco considerata, almeno per me, che fino a ieri non mi ero soffermata su cosa voglia dire veramente ascoltare l’altro.

Non decidere, in base a come si presenta l’altro, l’attenzione che dedicherò al suo discorso.

Non rimanere soggiogata dalle sue parole.

Non reagire emotivamente alle parole – però sì, essere consapevoli se le parole dell’altro stanno innescando una reazione emotiva in noi.

Prima di parlare assicurarsi di aver capito correttamente il significato che l’altra persona sta cercando di trasmetterci.

Non lasciarsi influenzare da un’eventuale opinione sull’altro – positiva o negativa.

Non girovagare con la mente seguendo il proprio filo del discorso mentre l’altro parla.

Mettersi in ascolto significa identificarsi, vestire i panni dell’altro, immaginare il suo punto di vista. […] Non c’è nessuna comunicazione senza alcun tentativo di immedesimarsi. Di ascoltare, appunto. Di capire e perciò di “sapere”.

Una sfilza di “non” per fare una carrellata e scorrere nella mente tutte le volte che ho invece fatto solo una di queste cose.

Per riuscire a essere buoni interpreti, buoni genitori, buoni compagni di vita.


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